I catari e il Graal

scritto da alessandro il 6 settembre 2003 Commenti 0 Oggetti Leggendari

Le teorie sull'eventuale presenza fisica del Graal in questo o l'altro luogo si sprecano. La sua leggenda nasconde innumerevoli segreti, alcuni puramente spirituali e alcuni storici, come ad esempio i molti discussi legami tra la simbologia del Graal e la religione catara, e tra questa e la poesia trovadorica dell'Amor Cortese della Languedoc.

Di fatto i Catari conoscevano il simbolo della pietra luminosa che soddisfa ogni desiderio e avevano per questo simbolo una devozione totale, come quella che i cavalieri della Cerca avevano per il Graal; inoltre la loro religione era basata proprio sulla rinuncia alla materialità e sul Puro Amore, che costituirà l'argomento della poesia trovadorica e che ritroveremo più tardi anche nel gruppo dei Fedeli d'Amore, di cui fece parte anche il nostro Dante Alighieri. Al Puro Amore si associa anche la figura della Donna Angelica, intesa non come essere femminile in senso fisico, ma come simbolo dell'Anima e di quelle componenti di sensibilità e intuizione senza le quali l'uomo non può ritrovare la Grazia divina. Secondo storici, letterati e medievalisti però non ci sarebbe alcun nesso reale tra il fenomeno cataro (l'eresia che dilagò in Francia, ma non limitatamente ad essa nella prima metà del 1200) e il Graal, mentre in ambiente esoterico, e soprattutto rosa+crociano, il legame non solo esiste, ma è di fondamentale importanza. Tra i primi contrafforti dei Pirenei, a pochi chilometri dalla città di Foix, sorgono le rovine del castello di Montségur, la fortezza in cui si arroccarono gli ultimi Perfetti Catari, resistendo incredibilmente al lungo assedio, posto dalle truppe del re di Francia, dietro "gentile" richiesta del Papa. Dopo che il culto di Zoroastro era stato disperso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei, e, di seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo.

Essi predicavano la purezza, la castità e la povertà, il che non piaceva affatto ai prelati romani. Nel 1244, tuttavia, i soldati francesi riuscirono ad espugnare la rocca. Ufficialmente, dunque, il catarismo scompare dalla scena, nonostante continuerà tacitamente ad esistere e diffondersi. L'identificazione delle rovine di Montségur con la vestigia dell'ultima sede conosciuta del Graal, si può far risalire agli inizi del Novecento. Apparentemente, tale identificazione potrebbe sembrare una forzatura derivata dall'opera Parsifal di Richard Wagner, in cui il castello del Graal è chiamato "Montsalvat" ed è collocato dall'autore proprio sui Pirenei. Wagner, com'è noto, per comporre la sua opera si era basato sui testi del Parzival di Wolfram von Eschenbach, ma è interessante notare anche il legame reale tra il musicista e la Confraternita dei Rosa+Croce, erede di tutto il più profondo esoterismo cristiano. Tale teoria si integra perfettamente con alcune leggende locali, secondo cui il Graal era veramente custodito nel castello, ma durante l'assedio venne portato via di nascosto, e se ne sarebbero perse poi le tracce. Negli anni '30 venne addirittura organizzata una spedizione dal tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di "Crusade contre le Graal e La Cour de Lucifer", con l'appoggio del filosofo Alfred Rosenberg. Non si hanno notizie certe in proposito, e neanche se la spedizione è andata a buon fine, ma in compenso il romanziere Pierre Benoit, già autore del celebre L'Atlantide, ricavò spunto per il romanzo successivo, Monsalvat.

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