Il Graal e i cicli Arturiani

scritto da alessandro il 6 settembre 2003 Commenti 0 Oggetti Leggendari

Per motivi letterari, il Graal, approdò sino alle coste dell'Inghilterra, intrecciandosi con i cicli arturiani. Secondo alcune teorie (peraltro poco fondate) il motivo era ben preciso. Gesù aveva infatti ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertitosi poi al Cristianesimo; dopo la crocifissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarlo al donatore ulteriormente santificato dal sangue di Cristo: il Druido in questione era Myrddin, meglio conosciuto come Merlino. Sia come sia, le avventure subite dal Graal dopo il suo arrivo in Inghilterra variano in modo considerevole a seconda delle varie fonti. Il Graal arturiano viene descritto per la prima volta da Chretien de Troyes intorno al 1190, in Parceval le Gallois ou le Conte du Graal, ma solo nel successivo Joseph d'Arimathie - Le Roman de l'Estoire dou Graal, un testo arturiano del cosiddetto "Ciclo della Vulgata", scritto da Robert de Boron intorno al 1202, viene descritto come il Calice dell'Ultima Cena di Cristo. Egli lo nomina una sola volta, segno che l'oggetto in questione era già noto. Intorno al 1210, nel poema Parzival di Wolfram von Eschenbach conferì al Graal ulteriori connotazioni, divenendo lo smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero.

Analizzando gli episodi più ricorrenti, è possibile tracciare uno schema pressoché fisso delle vicende che coinvolgono i cavalieri di Re Artù. Una volta giunto a destinazione, Giuseppe affida la coppa a un guardiano chiamato "Re Pescatore", perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un singolo pesce. Secoli dopo, si sono completamente perse le tracce del "Re Pescatore": il Graal, viene di fatto perduto. Sulla Britannia sia abbatte una maledizione chiamata dai Celti Wasteland, uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale, e Re Artù si ammala.

Il Wasteland è stato scatenato dal "Colpo Doloroso", ovvero da un colpo vibrato da Balin il Selvaggio con la Lancia Sacra (la lancia con cui il centurione Longino trafisse il costato di Cristo) nei genitali del Mained King, secondo molti Amfortas, ovvero il "Re Pescatore". Per annullare il Wasteland è necessario ritrovare la lancia magica, in grado di ferire e guarire allo stesso tempo, e ricongiungerla con il Graal, simbolo della purezza perduta (rappresentano ovviamente anche il sesso maschile e femminile). Il Graal appare ai Cavalieri della Tavola Rotonda, nutrendoli di cibo spirituale e infondendoli di Spirito Santo; alla sua scomparsa essi fanno voto di andare alla sua ricerca. Solo tre cavalieri riusciranno nella cosiddetta Cerca: Parsifal, Galahad e Bohor. Parsifal sembra essere il prescelto per il ritrovamento, poiché gli è permesso sedersi sullo "scranno periglioso", destinato al cavaliere "più virtuoso del mondo". Ispirato da sogni e presagi, e dopo aver superato varie prove, Parsifal giunge a Cobernic (o Cabornekm o Munsalvaesche), ovvero il Castello del Graal, e si prostra al cospetto della Sacra Coppa. Egli però non rivolge le fatidiche domande "Che cos'è il Graal?", "Di chi esso è il servitore?", che porrebbero fine alla travagliata ricerca, andando contro il principio cristiano "Bussate e vi sarà aperto". Il Graal scompare di nuovo e la Cerca continua ancora. Sembrerà concludersi solamente con l'arrivo dei cavalieri al castello del "Re Pescatore", ma è ancora necessario recuperare la Lancia di Longino. L'avventura riprende e solo dopo il ricongiungimento dei due oggetti nel Palazzo del Graal, apparso in visione ai cavalieri, il Wasteland scompare e il "Re Pescatore" e Artù guariscono.

Il Graal è il Bene che è andato perduto e deve essere ritrovato, sia in senso pagano che in quello cristiano: la chiave dell'assoluto. Sebbene la letteratura graalica abbia avuto una particolare fioritura in un determinato periodo storico, non è possibile dare alla "Cerca" una vera e propria collocazione temporale: si tratta di una parabola che sta al di sopra del tempo, applicabile a tutti gli uomini di tutte le epoche, purché sentano l'esigenza di intraprendere un viaggio alla conquista di quella conoscenza trascendente che può di fatto dare la felicità, come hanno caldamente ribadito coloro che, per se stesso almeno, il Graal lo hanno trovato davvero.

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