Il sogno americano di Junior Bush

scritto da fabio caironi il 19 agosto 2004 Commenti 0 Guerre e Complotti

Ecco una bella Favoletta Americana, per farvi addormentare più tranquilli questa notte.

Prendete un uomo, George W. Bush, che vuole diventare Presidente degli Stati Uniti (per inciso, l’uomo più potente al mondo). Prendete suo fratello, Jeb Bush, che è governatore della Florida. Prendete il padre dei due allegri giovanotti, George Bush senior, ex Presidente USA. Sembra più che normale che Junior voglia seguire le orme paterne. C’è un piccolo problema, però: sembra che potrebbe non farcela a non sconfiggere il suo avversario, Al Gore, per otto anni vicepresidente.
Quindi Junior chiama Jeb e persone del suo staff, e gli scongiura di provvedere a fargli realizzare il suo desiderio. Costoro non vogliono certo che il Sogno Americano di Junior s’infranga, solo perché la popolazione degli Stati Uniti d’America vuole che Al Gore sia il suo Presidente. Ecco quindi che in Florida (a casa di Jeb) si proibisca ad una larga fetta della popolazione di colore di votare, vietando ad ogni persona la cui fedina penale fosse sporca di andare alle urne. Che poi i diretti interessati del provvedimento fossero quasi tutti democratici, e che chi avesse preso una multa per sosta vietata fosse parificato con un serial killer, erano dettagli di scarsa importanza.
Ecco quindi che Junior, che nel frattempo ha pareggiato con Gore in tutti gli States, arriva a giocare la partita della Florida. Inizia il conteggio dei voti, ed inizia il balletto delle cifre. Nel giro di una settimana tutti, tranne Junior, non ci capiscono più niente. Chi ha vinto, chi ha perso, pare sia questione di un pugno di voti. Allora Junior, o chi per lui, ha la grande pensata: i voti dei militari all’estero. Costoro votano principalmente repubblicano, quindi Junior dovrebbe essere a posto. Molti però non hanno votato: uomini di Junior chiamano in tutto il mondo, per far sì che i soldati sbadati inviassero il loro voto. Voti che furono regolarmente contati, anche se inviati fuori tempo massimo, magari da persone che non ne avevano diritto, che non si trovavano all’estero, o che avevano votato due volte. Anche queste schede furono contate, ed aggiunte al conto di Junior.

Quando poi Gore iniziò a fiutare il trappolone, la Corte Suprema disse: “Fermi tutti, se si va a contare di nuovo, il Sogno Americano di Junior Bush sarà infranto. Non lo vogliamo. Vogliamo che sia felice”.
Qualche settimana più tardi, Junior giura fedeltà agli Stati Uniti e diventa Presidente. Qualche mese dopo, il mondo entra in una spirale di terrore e paranoia dalla quale non è ancora uscito. Intanto Junior è contento, a Camp David. Chissà se sta preparando un altro cappello con le orecchie d’asino, su misura per John Kerry…

Ci ho scherzato sopra, è vero. Ho però il dubbio che questa leggenda metropolitana sia alquanto vera; se così fosse, Bush avrebbe compiuto un vero e proprio broglio elettorale, commettendo azioni illegali e appropriandosi della poltrona che sarebbe dovuta andare ad un altro. Quella che decide gli equilibri mondiali, e anche alcune vicende di casa nostra.

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