Cartoline per il piccolo Buddy

scritto da alessandro il 5 settembre 2004 Commenti 0

Una leggenda urbana internazionale le cui radici risalgono ormai a più di un secolo storia contiene te elementi efficacissimi di dramma e di pathos: l'ultimo desiderio di un bambino morente, una richiesta d'aiuto, e un modo semplice per rispondere a questo appello.

Il piccolo Buddy è un povero bambino scozzese che sta morendo di leucemia (o di cancro) in un ospedale vicino a Glasgow. Il suo ultimo desiderio nel vita è di vedere il proprio nome sul Guinness dei primati come il più grande collezionista di cartoline di tutti i tempi.

A quanto pare, il falso appello ha cominciato a diffondersi con il classico bocca-orecchio . Da lì è passato ai radioamatori e poi se n'è impossessata la stampa. Presto la gente a cominciato a mandare cartoline a "Little Buddy, Glasgow". Migliaia di cartoline (c'è anche chi sostiene milioni) sono arrivate negli ultimi anni nelle varie cittadine che di volta in volta erano scenario del leggenda. Il bambino ,però, non esiste, e non c'è mai stato neanche un appello ufficiale per le cartoline. A volte chi racconta la storia ne dimostra la veridicità affermando che Buddy è un semplice nomignolo, a volte dicendo che il povero Buddy è morto senza rendersi conto di quante persone brave e gentili ci sono al mondo, senza aver avuto modo di ringraziarle.

La storia del piccolo Buddy è nata nel 1982 quando un camionista in Scozia ha affermato di avere sentito l'appello sul suo baracchino, ma in realtà il messaggio non è mai stato verificato. In Europa, giornali, gruppi religiosi e ditte grandi e piccole hanno organizzato vere e proprie campagne per mandare cartoline al bambino moribondo. L'unico risultato tangibile è stato il collasso delle poste scozzesi, nonostante i vari comunicati di smentita, pregando di interrompere l'invio di cartoline. Nel marzo 1987, un dispaccio dell'Associated Press riferiva gli sforzi congiunti dell'intera comunità di Bethlehem, in Pennsylvania, per esaudire l'ultimo desiderio del bambino: una collezionista di cartoline aveva addirittura deciso di mandargli tutta la sua raccolta di oltre ottocento pezzi.
Anche quando nell'autunno 1989, sulle bacheche di molti uffici , fabbriche e università italiane apparve un appello a inviare cartoline a un bambino inglese, malato di una rarissima forma di tumore al cervello, il quale desiderava entrare nel Guinness dei Primati, gli "addetti ai lavori" odorarono il ritorno alla leggenda. Nessun "cacciatore di leggende" avrebbe mai pensato di poter leggere, un giorno, il nome del piccolo inglese sulle pagine del Guinness dei Primati.

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