La spada nella roccia

scritto da alessandro il 6 settembre 2004 Commenti 0 Oggetti Leggendari

L’immagine della spada della roccia ci fa venire in mente subito la figura di Re Artù, il quale, essendo riuscito ad estrarla, diventò per questo Re di Britannia.
Chiariamo subito che al contrario di quanto molti pensano, e a dispetto di molte versioni, tale spada non è la leggendaria Excalibur.
La storia secondo cui Artù estrasse la magica spada dalla roccia appare per la prima volta nel racconto del francese Robert de Baron, “Merlino”, e nei famosi racconti di Chretien de Troyes (1190 ca.). In origine non ci fu quindi distinzione tra le spade di Artù.
Fu solo nel 1240 ca. che il narratore inglese Sir Thomas Malory distinse le due spade, indicando che la spada estratta dalla roccia si ruppe durante lo scontro con Re Pellinor, e che allora ad Artù fu donata l’Excalibur.
Excalibur fu la seconda spada di Artù, nella tradizione celtica gallese essa era la magica spada forgiata da Wieland, il fabbro degli dei e donata al Re da Viviana, la Signora del Lago, per intercessione di Merlino; essa era indistruttibile e garantiva l'invulnerabilità assoluta al re purché fosse riposta sempre in un fodero d'argento. Quando il fodero andò perduto a causa di Morgana Artù fu ferito a morte. Ordinò allora che la potente spada fosse gettata nel lago da cui proveniva. Excalibur è ispirata a Dyrnwyn, la spada di Rhydderch il Generoso, di cui si parla nell'antico Mabinogi gallese, una spada proveniente dall'Altrove, capace di mutarsi in fiamme ma utilizzabile solo da principi di nobile stirpe. Niente a che fare quindi con quella estratta dalla roccia all’età di soli 16 anni; questa rappresentava il suo diritto regale, e andò distrutta in battaglia. Nessuno sapeva chi e come l’avesse conficcata nella roccia (in alcune versioni si tratta di un incudine), l’unico cosa che si dice in riferimento ad essa è che solo il futuro Re di Bretannia sarebbe riuscito ad estrarla.

E fin qui abbiamo parlato di leggende. Ma la leggenda si mischia con la realtà andando a visitare l’Abbazia di San Galgano e la vicina Rotonda di Montesiepi, presso Chiusdino (Siena). Qui si trova una spada conficcata nella roccia, risalente al XII secolo, che il cavaliere Galgano (proclamato poi santo alla sua morte, nel 1181, da Lucio III) conficcò per ricreare con l’elsa l’immagine della Croce di Cristo. È proprio qui che la tradizione orale fa sovrapporre ed incrociare la sua figura con quella del più noto Re Artù.
C’è da dire però che le vicende di Artù vennero conosciute molto più tardi, a partire dal XIV secolo nell’Europa meridionale, e che una differenza di fondo sbiadisce l'analogia storica delle due spade. La loro è una simmetria opposta. San Galgano coficcò la sua spada in segno di disprezzo verso la guerra, la violenza, e con lo scopo di creare un’immagine sacra (la Croce) da pregare alla ricerca del mistico e della spiritualità. Artù dal canto suo estrasse la spada per divenire Re, per conquistare il trono, per ottenere un potere materiale, che porterà poi inevuitabilmente alla guerra. Diciamo poi che il comportamento di Galgano è perfettamente in linea con gli usi e costumi dei suoi tempi. Per i cavalieri cristiani, e quindi soprattutto per i Crociati, era uso comune conficcare la spada nel terreno per ottenere la figura della Croce per poter pregare (teniamo presente anche che le spade erano benedette dal Vescovo).

Dal 2001 è in corso una ricerca approfondita che coinvolge diverse Università italiane, diversi enti di carattere scientifico e culturale e la rivista Focus, per approfondire le questioni di autenticità dei reperti e fare luce sui diversi misteri che circondano il leggendario artefatto

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