Mappa di Vinland

scritto da fabio caironi il 4 gennaio 2005 Commenti 0 Oggetti Leggendari

La mappa di Vinland è il documento che proverebbe un evento in grado di riscrivere i libri di storia: lo sbarco Vichingo in America, 60 anni prima di Cristoforo Colombo. È una leggenda metropolitana, oppure questi abitanti del Nord, con gli elmi cornuti e le navi a forma di drago, avrebbero scoperto il Nuovo Mondo prima del navigatore genovese?
Gli storici oggi danno per molto probabile uno sbarco vichingo nell’America del Nord, probabilmente sulle coste di Terranova. Il problema, semmai, è la mancanza di prove certe (e autentiche) di tale avvenimenti. Questo, almeno, fino a quando non è stato accertato che i resti di un antico villaggio sulle coste americane sono proprio di epoca vichinga.
Prima di quel giorno, però, si era alla ricerca di prove incontrovertibili. La mappa di Vinland poteva essere una di quelle prove. E qui il dubbio si fa forte.

Gli studiosi sono divisi in due scuole di pensiero: chi sostiene che il documento sia un falso, e chi lo ritiene originale. Sono state fatte accurate ricerche scientifiche, che hanno dato risultati molto contrastanti. Nel anni Ottanta Thomas Cahill, un fisico californiano, basandosi su complicate prove scientifiche, stabilì che la mappa doveva ritenersi autentica, e disegnata intorno al 1440, con uno scarto di qualche anno. Più di 50 anni prima dello sbarco di Colombo, dunque.
L’affermazione di Cahill è stata contraddetta in anni più recenti da nuovi studi, che hanno portato ad una clamorosa dichiarazione: la mappa sarebbe stata disegnata da Joseph Fischer, un gesuita morto nel 1944. Un falso, quindi, ma eseguito con un’abilità sorprendente. Il foglio su cui la mappa è disegnata è autentica pergamena del 1440, strappato da un antico codice. Persino l’inchiostro sarebbe stato “creato” ad arte, utilizzando componenti identici a quelli degli inchiostri medievali. Il punto oscuro è la presenza nell’inchiostro di tracce di anatase, una forma cristallina di biossido di titanio; secondo gli accusatori, il falsario del XX secolo prima disegnò un alone giallognolo, e poi linee di inchiostro nero che avrebbero dovuto produrlo come risultato della presenza di ferro nell’inchiostro stesso. Un liquido, quello usato per scrivere il manoscritto, basato da una soluzione di estratto di noce galla e gomma, con l’aggiunta di nerofumo e minerali ferrosi. Esattamente come il comune inchiostro medievale.
Inevitabilmente, la querelle non si è conclusa qui: nuovi studi hanno smentito la teoria del falso novecentesco, sostenendo che nessuno avrebbe potuto compiere un lavoro così accurato.

Perché qualcuno avrebbe dovuto creare un falso di tale fattura, impiegandosi anima e corpo in un progetto a prima vista “strampalato”? Bisogna indagare nella vita personale di padre Fischer, nel periodo della dominazione nazista in Austria.
In quegli anni, il Terzo Reich propagandava il mito dei vichinghi come naturali e gloriosi progenitori della “razza ariana”. Di conseguenza nacque un piccolo mercato clandestino di reperti di epoca vichinga (spesso falsi), tra cui molte “prove” dello sbarco in America.
Padre Fischer, forse spinto da un sentimento di rivalsa verso i nazisti, che lo avevano costretto ad abbandonare il suo monastero, disegnò la mappa, infarcendola di simboli e terminologia cristiana. Non solo: sarebbe stato il nunzio apostolico e vescovo di Groenlandia Eric a sbarcare per primo sul Nuovo Continente. Uno smacco totale, dunque, per Hitler e compagni.

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