Le leggende metropolitane via internet: uno studio virologico

scritto da daniele mucci il 2 gennaio 2007 Commenti 0 Approfondimenti

Il presente lavoro è il frutto del forte interesse recentemente nato in chi scrive verso la nascita e la diffusione delle voci, delle cosiddette leggende metropolitane, ed in particolare alla nuova linfa che tale fenomeno ha trovato con la nascita di Internet.
E’ innegabile che la Grande Rete abbia ormai modificato nel profondo la nostra mentalità ed il nostro modo di essere, che si stia ponendo sempre più come il canale informativo alternativo per eccellenza, grazie alla mole di informazioni messe a disposizione ed alla facilità con cui possono essere raggiunte. Se ci soffermiamo anche solo un momento a riflettere sul fenomeno Internet una delle cose che balza subito all’attenzione è come e quanto esso sia ormai diventato parte fondamentale, oltre che fondante, della nostra cultura. Inoltre la Rete è sempre più considerabile come una estensione della mente umana (con i suoi pregi e difetti ovviamente), è sempre più il teatro nel quale si esibisce un sentire comune espresso in forma digitale, un unico grande corpo sociale con gli occhi fissi sul video, un non-luogo che Gibson (Gibson, 1993) ha definito Cyberspazio.

In questo spazio virtuale hanno da subito attecchito con facilità e successo le leggende metropolitane che già circolavano tramite altri media quali radio, tv, stampa ma, soprattutto, tramite il rapporto faccia a faccia per mezzo del "medium-voce", ossia quello che Kapferer (Kapferer, 1987) ha efficacemente definito come il medium più antico del mondo. In breve tempo però questo fenomeno, che aveva iniziato la sua vita in Rete come una mera estensione di qualcosa di preesistente, ha trovato una propria dimensione, con propri meccanismi di funzionamento e con sviluppi che solo in Internet potevano aversi (si pensi a titolo di esempio alle immagini e ai video cosiddetti fake ossia fasulli, contraffatti).
Si cercherà dunque, in questo lavoro, di capire quali siano le differenze e le similitudini tra le leggende che si diffondono tramite i media "classici" e quelle diffuse via Internet e si proverà ad estrapolarne i meccanismi di diffusione e le motivazioni che consentono a questa forma di informazione parallela di continuare a proliferare incontrastata. Per studiare la circolazione delle leggende metropolitane in Rete mi avvarrò di una metafora che ritengo particolarmente efficace, ossia quella del virus, dato che, come si vedrà più avanti, il meccanismo di diffusione in Rete dell’oggetto in studio è molto simile proprio a quello dei virus di tipo informatico. Questa similitudine condurrà a proporre una lettura alternativa delle leggende metropolitane via Internet e dei loro modelli di diffusione ossia quella che verrà qui definita come virologica. Per fare ciò ci si appoggerà in particolare all’impianto teorico di due studiosi al momento considerati all’avanguardia nel campo degli studi sulle credenze e sulla loro diffusione ossia Sperber e Dawkins.

Il primo ha introdotto concetti quali la virologia delle credenze, ossia la diffusione di idee, credenze e cultura con pattern di trasmissione simili a quelli delle malattie e una efficace applicazione di concetti sino ad ora esclusivi delle scienze biologiche anche ai fenomeni di tipo culturale; il secondo ha invece sviluppato un impianto teorico parzialmente diverso ossia la memetica. La nozione di meme, simile sia concettualmente che per assonanza a quella di gene, consente di mettere in evidenza la presenza di "replicatori", unità minime di trasmissione culturale o di imitazione che determinano il successo, ossia la massima diffusione, o il rapido oblio di un concetto, di una idea e, come cercherò di dimostrare, di una leggenda metropolitana.
Pur consapevole dei rischi che una similitudine tra scienze biologiche e scienze sociali può portare credo che un uso accorto e critico di tale impianto conoscitivo e della relativa terminologia può portare ad aprire nuove interessanti prospettive tanto teoriche quanto applicative all'oggetto di studio in essere.

SCARICA L'ALLEGATO PDF danielemucci.pdf (303,34 kb)

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