007: Missione Goldfinger

scritto da alessandro il 5 settembre 2008 Commenti 0 Cinema e Televisione

In Goldfinger, dopo il tradimento della segretaria Jill Masterson nei confronti del suo boss (il cattivo Auric Goldfinger), ella viene assassinata in stile dipingendo il suo corpo di vernice dorata. Come poi spiega James Bond, dopo il ritrovamento del cadavere, la vernice può causare la morte perché impedisce la respirazione da parte dei pori della pelle.

In effetti al tempo del film (1964) era opinione comune il fatto che la nostra pelle respirava attraverso i pori della pelle; e se questi venivano ostruiti il soggetto moriva in poche ore. Ovviamente ora sappiamo tutti che non si muore per soffocamento se non per problemi alle vie respiratorie (naso e bocca), e che quindi avere tutto il corpo dipinto non provoca problemi di insufficienza di ossigeno, se mai problemi dovuti alle tossine dei coloranti che possono essere sia inalate che assorbite dalla pelle. Quando Shirley Eaton, l’attrice che interpretava la sfortunata segretaria, fu coperta con la vernice dorata , lo studio aveva a disposizioni alcuni dottori pronti a intervenire. Tra l’altro non era completamente nuda (come da l’impressione), e aveva delle parti lasciate pulite per “far respirare liberamente la pelle”.

La Eaton non morì a causa della esperienza avuta in Goldfinger, tant’è vero che prima di ritirarsi dalle scene girò altre pellicole. La storia che si è venuta a creare prende alcune tonalità macabre, come se il regista, per rendere la morte più realistica, avesse ucciso veramente l’attrice. Per il tempo, però, la figura del corpo morto della donna, dipinta totalmente di vernice dorata, si insinuò tenacemente nell’immaginario collettivo; tanto da essere esposta dappertutto, perfino su riviste e giornali. L’impatto più immediato sul pubblico fu quello di diffondere la credenza che si possa morire per essere ricoperti di vernice dorata.

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