Le nuove leggende metropolitane

scritto da alessandro il 11 settembre 2009 Commenti 0 Libri

Tratto dalla scheda del libro presente nel sito del CICAP: http://www.cicap.org/new/prodotto.php?id=3429

Non passa giorno che in qualche parte del pianeta non esca fuori una nuova leggenda metropolitana.
Nell’epoca della comunicazione di massa proliferano frammenti di realtà che, ad un attento esame, si rivelano spesso voci infondate, leggende metropolitane o vere e proprie bufale.
A cosa servono questi racconti che sono presi per veri e che poi si rivelano totalmente infondati? Perché esistono queste narrazioni, espressione del pensiero simbolico e del folklore contemporaneo? E perché in tanti ci credono? Questo libro, scritto da sedici tra i massimi esperti della materia sia italiani che europei, offre gli strumenti per comprendere la genesi e i motivi più profondi che si celano dietro queste storie.
Insomma, tutto ciò che volevate sapere sull’argomento e che nessuno finora ha esposto in modo così completo e autorevole: un autentico manuale per detective antibufale.

Gli autori

Paolo Toselli è responsabile del Centro per la Raccolta delle Voci e delle Leggende Contemporanee (CeRaVoLC).
È un’autorità riconosciuta nel campo e al suo attivo ha numerosi articoli e libri tra cui 11 Settembre.
Leggende di guerra (Avverbi) e Storie di ordinaria falsità (Bur).
Stefano Bagnasco è laureato in Fisica e lavora presso l’Istituto Nazionale di Fisica nucleare.
È tra gli esponenti più attivi della sezione piemontese del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (Cicap).
Tra gli altri autori vanno citati Cesare Bermani, storico e studioso della Resistenza, Jean-Bruno Renard, professore ordinario di Sociologia all’Università di Montpellier (Francia), Danilo Arona, autore di numerosi romanzi e saggi sull’immaginario collettivo, Lorenzo Montali, psicologo presso l’Università Milano-Bicocca, Paolo Attivissimo, divulgatore informatico e Laura Bonato, antropologa presso l’Università di Torino.

Dall’Introduzione

Una volta c’erano le leggende.
Narravano di fatti eccezionali, delle gesta di eroi, di esseri fantastici, di amori e tradimenti.
Oggi, nell’era di Internet, della tecnologia e delle comunicazioni di massa, le leggende sono quanto mai vive e continuano a intromettersi nella vita di tutti i giorni.
Quante volte ci siamo sentiti raccontare di un lontano cugino che una sera, dopo aver riaccompagnato a casa una ragazza da una festa, scopre che la giovane era in realtà morta molti anni prima? O la raccapricciante storia del gigantesco pesce siluro che emerge dalle acque di un fiume e si mangia un bambino che sta facendo il bagno? O che un misterioso arabo, per ringraziare di una gentilezza ricevuta, consiglia di stare alla larga dalla metropolitana di Milano in una certa data? Le chiamano in molti modi: urban legends, leggende metropolitane, miti moderni, leggende contemporanee.
Le studiano in tanti: psicologi, antropologi, sociologi, storici.
Eppure restano un fenomeno pieno di mistero.
A cosa servono dei racconti che viaggiano col più antico sistema di comunicazione, il passaparola, ma non disdegnano quelli più recenti, ad esempio Internet, e che vengono creduti veri, anche se molte volte si rivelano infondati? Perché esistono queste narrazioni, espressione del pensiero simbolico e del folklore contemporaneo? Pregiudizi, paure, eventi a cui non sappiamo dare un significato, ma anche celate aspettative, fanno da sfondo a queste storie, sempre più spesso promosse dai media al ruolo di notizie.
In una recente intervista, uno tra i maggiori esperti di leggende contemporanee, lo statunitense Jan Harold Brunvand, ha dichiarato: Quando ho iniziato a insegnare, ho notato che i miei studenti pensavano che il folklore fosse una cosa che riguardava solo i loro nonni o che esisteva nei tempi passati solo nei paesini di montagna o in piccole cittadine.
Allora ho cominciato a pensare che dovessero capire che il folklore esiste anche oggi e che fa parte della loro vita.
Così ho iniziato a chiedere loro che tipo di storie conoscevano, dove le avevano lette, se le avevano sentite raccontare da amici.
Le risposte che ottenevo erano gli esempi del folklore moderno.
Ho iniziato a raccogliere queste storie in un archivio e ho realizzato che molta gente conosceva queste storie ma non le riconosceva come folklore.
Fu così che nel giugno 1980 Brunvand pubblicò un articolo sulla rivista Psychology Today intitolato “Leggende urbane: il folklore odierno”.
Un testo che può considerarsi il fondatore di un genere, in quanto fornì agli specialisti in scienze umane un nuovo oggetto di studio e allo stesso tempo una definizione semplice che sarebbe divenuta negli anni a seguire sempre più di uso comune.
In Italia l’interesse per l’argomento si è attivato qualche anno dopo, ma ora finalmente ha raggiunto il dovuto riconoscimento.
Lo dimostra, tra l’altro, il notevole successo ottenuto dal primo convegno sulle “Contaminazioni: voci, bufale e leggende metropolitane nell’era di Internet”, organizzato a Torino nel novembre 2004 dal CeRaVoLC (Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporaneee) e dal gruppo regionale Piemonte del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale).
Per la prima volta è stata data la possibilità ai maggiori esperti del settore, non solo italiani ma anche europei, di riunirsi assieme agli appassionati.
La manifestazione ha avuto pertanto una natura molteplice: convegno scientifico in cui presentare i risultati delle proprie ricerche e incontrarsi con altri ricercatori, convention di appassionati ed evento divulgativo per il pubblico.
Questo libro, grazie alla disponibilità dei partecipanti, raccoglie tutti i contributi presentati nel corso del convegno.
Ogni autore, sulla base della propria esperienza e specializzazione ha affrontato, attraverso l’analisi delle leggende metropolitane, le voci infondate, gli aneddoti di più recente diffusione, i diversi aspetti del problema.
L’insieme dei vari contributi ha fornito così un quadro completo delle tematiche affrontate, e anche per questo il presente saggio si differenzia e rappresenta una novità rispetto a quanto sinora pubblicato nel nostro Paese.
È stato qui volutamente mantenuto il tono discorsivo di molti testi in quanto insito negli interventi effettuati dai relatori nel corso del convegno (ad eccezione dei contributi a firma di Fabbri, Pannofino, Lo Cascio e Pace, che derivano dalla sezione poster).
Così come per i testi delle leggende che, quando ripresi da Internet o da racconti orali, sono stati riportati quanto possibile nella loro forma originale e dunque anche con qualche passaggio sgrammaticato.
Nelle prossime pagine verranno usati indistintamente i termini leggenda metropolitana, urbana, contemporanea, anche se gli studiosi preferiscono quest’ultimo, mentre il primo è quello più diffuso nel linguaggio comune.
Non è tanto la terminologia ad essere importante, ma quello che si vuol definire, ovvero una narrazione dai contenuti verosimili nata da una discussione collettiva e riferita come fatto realmente accaduto.
La leggenda contemporanea trae spunto di norma dalle nostre paure e angosce, ma anche dai nostri desideri.
Sovente contiene una morale.
Non è quasi mai rintracciabile la fonte primaria né il protagonista della storia, che resta nell’anonimato.
Di solito vive a lungo, trasformandosi attraverso numerose varianti collocate anche in luoghi geografici diversi (nazioni, continenti).
Le tematiche più frequenti o i problemi che ne sono alla base sono le nuove tecnologie, lo straniero, l’altro, il diverso, la violenza urbana, la natura selvaggia, il cambiamento delle abitudini e dei costumi, e, in minima parte, il sovrannaturale.
(…)

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