Latte scaduto e rivenduto? No grazie

scritto da alessandro il 21 novembre 2010 Commenti 0 Bufale , Commerciali

Da qualche giorno sta girando in internet, anche con toni molto accessi, un allarmismo che per oggetto ha la bevanda sana e naturale per eccellenza: il latte!
Sicuramente avrete ricevuto da un vostro amico una mail tipo questa:

"Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE può essere effettuato fino a 5 VOLTE. Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato effettuato il processo, e in effetti lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà quante volte?Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini. Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte. ES: 12 45 manca il "tre": scaduto e ribollito 3 volte. Ma non finisce qui, perché in uno scatolo da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri. Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca. DIFFONDETE"

Chiariamo subito che siamo di fronte all'ennesima bufala alimentare (parlare di bufale alimentari mi ha sempre divertito). Chi frequenta il nostro sito saprà già riconoscere alcune caratteristiche tipiche in questo tipo di storie.
La storia si basa su un fatto reale, ovvero la presenza di alcuni numeri riportati nelle confezioni di tetrapak (non sono solo sul latte, ma anche in succhi di frutta, etc,), che apparentemente non hanno alcun senso. Ecco allora trovato il gap sul quale creare una "spiegazione" dai tratti misteriori, complottisti e pericolosi, secondo cui servirebbero a tenere il conto di quante volte il latte viene ribollito e riconfezionato!
La cosa interessante è che per avvalorare questa spiegazione viene detto esplicitamente che è possibile fare questo "per legge", ovviamente senza citare nessun tipo di fonte o riferimento giuridico. La morale viene alla fine, in cui viene messo a segno l'attacco alle aziende del settore che si arricchiscono alle spalle dei consumatori, rifilando "acqua sporca" invece che dell'ottimo e nutriente latte.

La storia contiene una serie di informazioni scorrette. Analizziamole una per una:

Può il latte scaduto essere ribollito e riconfezionato?
In realtà non esiste nessuna legge che permetta una cosa del genere. Come Spiega in un'intervista al Corriere della Sera Ivano de Noni:
«È l'ennesimo atto diffamatorio nei confronti di un alimento essenziale sulla nostra tavola» afferma Ivano De Noni, professore associato di tecnologia lattiero casearia al Distam, Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari e microbiologiche di Milano. «Non è affatto vero — spiega l'esperto — che la legge consenta il recupero per l'alimentazione umana del latte pastorizzato scaduto per rivenderlo come fresco. La legge prevede che il trattamento di pastorizzazione possa venire applicato solo sul latte crudo e quindi una sola volta. E che il latte non venga riscaldato ripetutamente può essere verificato attraverso analisi di laboratorio. La normativa prevede, infatti, che il latte pastorizzato risponda a requisiti di qualità evidenziabili in base a precisi parametri di danno termico sulle proteine del siero».

Il latte può essere trattato a 190 gradi?
Assolutamente no. Anche qui il de Noni spiega al Corriere: «Il latte non potrebbe in nessun caso essere trattato con un calore così violento, perché diventerebbe marrone. E questo è un altro indice dell'assurdità del comunicato» dice De Noni. In realtà, il trattamento di pastorizzazione del latte è molto più blando. L'applicazione di 72 gradi centigradi per 15 secondi è sufficiente a distruggere anche i germi patogeni più resistenti al calore, come quelli della tubercolosi. La pastorizzazione non uccide tutti i microrganismi. Per raggiungere questo scopo ci vuole un trattamento termico più forte, detto di sterilizzazione, che si ottiene sottoponendo il latte a un calore a 145 gradi per pochi secondi.

Ma i numeri ci sono! Allora che cosa significano?
I numeri sotto le confezioni ci sono davvero, ma in realtà, come spiega Tetrapak, sono codici relativi alla rintracciabilità del materiale usato per l'imballaggio, e sono complemente slegati dal prodotto o dall'alimento che contengono.

 

Immagine tratta da: http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_ottobre_25/latte-scaduto-ribollito-bufala-rete_62a4973c-de79-11df-99d6-00144f02aabc.shtml

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