La leggenda della presunta morte di Paul Mc Cartney è talmente articolata e ricca di trame e sottotrame che meriterebbe un libro. E in effetti un libro esiste già: lo ha scritto l’amico Glauco Cartocci, che dal 2005 con il suo successo editoriale “Il caso del Doppio Beatle” ristampa dopo ristampa, continua la sua interessantissima ricerca.
Sarebbe difficile risalire all’origine della leggenda sulla morte di Paul Mc Cartney. Controversie sono anche le motivazioni per cui sia nata. Potrebbe essere stata una idea della casa discografica dei Beatles, la Apple Records, a fini di marketing e pubblicitari, o solo uno scherzo giocato dai quattro baronetti a tutti i loro fan.

In ogni caso, il fattore scatenante di questa storia può essere fatto risalire al 1969, quando durante una trasmissione radiofonica della stazione WKNR di Detroit, il disc-jockey Russ Gibb riceveva la telefonata di un misterioso ascoltatore, tale “Alfred”, che sosteneva di conoscere un agghiacciante segreto della vita dei Beatles. Il fantomatico Alfred, in diretta radiofonica rivelò che Paul Mc Cartney era morto in un incidente stradale avvenuto il 9 Novembre 1966.

In quel periodo, i Beatles erano impegnati nella realizzazione dell'album che avrebbe dato una svolta alla storia del rock: Sgt. Pepper’s lonely hearts club band. Nel corso della telefonata, Alfred citò alcuni articoli tratti dal giornali inglesi, a proposito di un incidente avvenuto alle cinque del mattino del 9 Novembre 1966. Il guidatore dell’auto distrutta, completamente sfigurato, non era stato identificato. Ma secondo Alfred aveva un nome: Paul McCartney. Dopo quattro mesi dall’incidente, nel febbraio 1967, il fan club ufficiale dei Beatles lanciò, senza una apparente ragione, uno strano concorso: «Cerchiamo il sosia di Paul McCartney». Centinaia di persone, da ogni parte del mondo, spedirono la loro foto e si presentarono alle selezioni indette dal fan club. Il vincitore del concorso non fu però mai nominato....Perché? Forse per nasconderlo.

Secondo il misterioso Alfred, infatti, il sosia di Paul fu trovato davvero, nella persona di William Campbell, il quale, dopo ritocchi di chirurgia plastica ai lineamenti, ne prese definitivamente il posto. L’industria discografica, dunque, avrebbe sostituito Paul con un sosia. Con la complicità non solo di Lennon, Harrison e Starr, ma anche di tutti i collaboratori più stretti della band nonchè della famiglia e degli amici più stretti di Paul.
Sembra però che questo terribile segreto abbia generato una sorta di senso di colpa dalla band, a giudicare dai vari indizi lasciati sugli album e le canzoni. Indizi lasciati quà e là, per far trapelare un terribile segreto o per fare forse un assurdo scherzo a milioni di fan?

La leggenda trova anche terreno fertile dato che si inserisce quasi perfettamente in un preciso momento della storia della band. Nella seconda metà del 1966, infatti, i Beatles stavano per sciogliersi, cosa che rientrò nei primi mesi dell’anno seguente, anche se le esibizioni live si interruppero, almeno fino al 1969. Dal 1966, inoltre, tutti si fecero crescere barba e baffi, alterando quindi la propria fisionomia.

Iniziamo ad analizzare gli indizi principali presenti negli album pubblicati dopo la presunta morte di Paul.

VAI A: 06:31 Sgt. Peppers lonely hearts club band (1967)

È sicuramente l'album, che sia nelle immagini, sia nelle canzoni, contiene più indizi degli altri. Sembra essere la rappresentazione "in codice" del funerale di Paul. Al centro, sulla sinistra, vediamo i quattro Beatles in versione "statue di cera " dal museo di Madame Tussaud. Uno di essi, Ringo Starr, è vestito a lutto, ed è lo stesso Paul a consolarlo, mettendogli la mano sulla spalla. Lo sguardo di Ringo è rivolto verso la parte inferiore della copertina, dove spiccano varie composizioni floreali, tra cui la scritta Beatles e una composizione a forma di chitarra basso con il manico rivolto dal verso dei mancini (proprio come lo strumento suonato da Paul).

Guardiamo ora i Beatles. McCartney è l'unico a tenere uno strumento nero: l'oboe. Sopra la sua testa c'è una mano sospesa (che secondo alcuni sarebbe un simbolo di morte nella cultura orientale): è forse l'estremo saluto di addio? Il particolare più agghiacciante si trova però all'interno della copertina. Ed è la scritta "O.P.D." sul braccio di Paul. In Inghilterra, questa sigla sta per "Officially Pronounced Dead" (Ufficialmente dichiarato morto), viene usata nei casi di morte violenta quando non è possibile accertare l'identità del cadavere.

Ma l’indizio che senza dubbio risulta il più intrigante si trova sulla grafica della cassa della batteria. Prendete uno specchietto e poggiatelo a metà della scritta "lonely hearts" sulla batteria. Potete notare che si forma una nuova scritta: "I ONE I X HE <> DIE".
Uno Uno Uno X , tre componenti ci sono e ne manca uno, e poi la Scritta “He Die” - “Lui Muore”.
Lo stesso indizio è stato interpretato anche come la data del 9 Novembre, data della presunta morte dell’incidente di Paul.

Sul retro della copertina di Sgt. Pepper, George Harrison, con il pollice della mano destra, indica una riga della canzone She's leaving home che dice: "Wednesday morning at 5 o'clock " , " Mercoledì mattina alle cinque", lo stesso giorno e lo stesso orario del presunto incidente di Paul.

VAI A: 06:31 Magical Mistery Tour (1967)

In una scena del film di Magical mistery tour (1967), Paul è l’unico a tenere un garofano nero invece di uno rosso, ed inoltre, in una immagine di gruppo, sulla batteria di Ringo, troviamo la scritta «Love 3 Beatles » ...ma i Beatles non erano in 4 ? Sempre in Magical mystery Tour, Paul e compagni indossano delle maschere. Una di esse raffigura un tricheco. Secondo la simbologia delle leggende nordiche (vecchia passione di Lennon) il tricheco rappresenta la morte. Quale, dei quattro Beatles indossava questa tetra maschera? La soluzione ci viene offerta da Lennon nella canzone Glass onion (contenuta nel White Album, uscito l’anno seguente), in cui si dice : «Vi avevo parlato del tricheco. Ebbene, ecco un’altra pista per voi: il tricheco era Paul».

E ancora, alla fine del brano Strawberry fields forever, dopo un pezzo strumentale psichedelico, Lennon sembra sussurra «..I’ve buried Paul», «..Ho sepolto Paul».
I am the Walrus. Nel corso del brano si sente una voce in sottofondo: riproducendola al contrario, però, la voce diventa intelligibile: "Ha ha, Paul is Dead".

VAI A: 06:31 White Album (1968)

Anche all’interno del White Album ci sarebbero numerosi indizi, come la presunta presenza di un’immagine di William Campbell. Troviamo però anche indizi sonori, come ad esempio in I'm so tired. Alla fine del brano si sente una voce confusa. Ascoltandola al contrario si sentirebbe la frase: "Paul is Dead man: miss him, miss him, miss him!"
Revolution 9. Il brano inizia con una voce che scandisce tre volte: "Number Nine". Ascoltando al contrario, però, si ricava l'agghiacciante frase: "Turn me on, dead man". Accendimi uomo morto.

VAI A: 09:25 Abbey Road (1969)

Nella copertina è l'unico ad essere scalzo e ad avere gli occhi chiusi, ed inoltre tiene una sigaretta con la mano destra,nonostante Paul sia notoriamente mancino. Nella processione lungo la strada John, vestito di bianco, rappresenta il prete (o Dio stesso), Ringo rappresenta il becchino, Paul il deceduto, e George è l'altro becchino. Mentre tutti gli altri hanno la gamba sinistra in avanti e la destra dietro, Paul è l'unico ad avere le gambe posizionate al contrario.
Sul alto sinistro è parcheggiato un Maggiolone, sulla targa leggiamo "28IF", secondo molti la targa sarebbe un indizio per dire che se Paul fosse stato vivo, nell'anno di uscita del disco avrebbe avuto 28 anni. In realtà all’epoca Paul aveva 27 anni, ma è curioso notare come nell’album solista di Paul - Paul is live - del 1993, nella foto di copertina Paul si sia fatto ritrarre sullo stesso attraversamento pedonale di Abbey Road e anche lì compaia un maggiolone. Questa volta la targa riporta la dicitura “51 IS”, ribadendo che lui abbia avuto - al tempo - 51 anni.